Giocare con la sabbia

Una delle immagini che si abbinano con maggior frequenza all’idea di gioco infantile è quella del bambino impegnato a manipolare la sabbia. Al mare, al fiume, e ovunque si depositi della sabbia, i bambini si dedicano con impegno ad afferrarla, passarsela tra le dita, trasportarla, bagnarla, modellarla.

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A scuola e al nido avere uno spazio del giardino ricolmo di sabbia è un’occasione meravigliosa per giocare e stare con gli altri.

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Quando abbiamo deciso di dedicare una parte dello spazio esterno alla sabbia abbiamo iniziato a riflettere sul perché fosse così bello giocarci e abbiamo scoperto tante cose sulla sabbia che non ricordavamo più. Innanzitutto ci è sembrato incredibile che la sabbia sia un insieme di minutissimi frammenti di rocce, delle rocce in miniatura, rese minuscole dall’azione del vento, dell’acqua e dei movimenti della terra. Quando la si prende in mano si ha la sensazione di prendere in mano una montagna intera che l’universo si è preoccupato di rimpicciolire per noi. Brilla sotto il sole e si mostra per quello che è, un minerale piccolissimo che attende solo di essere animato.

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Inoltre la sabbia è al contempo plastica e morbida, dura e resistente, e grazie alla possibilità di essere bagnata può cambiare in continuazione e acquistare proprietà sempre diverse, costituendo una risorsa tattile di una varietà unica. Si può modellare e solcare e suscita sempre una sensazione piacevole, ma richiede anche di sporcarsi e di capire che non esiste azione senza conseguenze o che non è possibile mantenere l’ordine e la contempo agire. Abbiamo anche pensato che, forse, la sabbia ci piace così tanto proprio perché ci consente di vivere azioni che mettono assieme l’ordine e il disordine, l’azione e le sue conseguenze, iniziando a giocare con il mondo e la sua complessità multiforme.